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Il confine sottile tra supporto e controllo genitoriale nello sport
di Francesca Dessena

Nello sport, il genitore assolve il fondamentale ed emozionante ruolo di essere da supporto per il figlio atleta in campo e nelle tribune. Supporto inteso come base sicura, come “casa mentale” che il proprio figlio interiorizza come identità familiare da portare con sé in ogni allenamento, in ogni partita, vittoria o sconfitta.
Quando questo supporto genitoriale diventa iperprotezione nello sport, quando anche inconsapevolmente, questo confine sottile viene superato e trasforma il supporto genitoriale in controllo, cosa può comportare adottare uno stile educativo eccessivo nello sport?
È necessario suscitare delle riflessioni e innescare una differente prospettiva genitoriale più funzionale.
Il primo obiettivo di un genitore deve essere quello di costruire una “base sicura” nello sport, che rappresenterà poi le fondamenta della relazione sportiva genitore/figlio.
La sensazione di stabilità fornita dal genitore al figlio atleta, che permette a quest’ultimo di sviluppare la sua autonomia con l’apprendimento e l’esperienza in campo, sapendo di avere una base sicura (Bowlby J.-Ainsworth M., 1996) su cui tornare, fondamentale per costruire relazioni sane, basate sulla fiducia nella responsività e disponibilità della figura di attaccamento, (Caregiver).
In ogni relazione sociale, ogni interlocutore porta al suo interno qualcosa di sé, che influisce sulla percezione emotiva dell’altro.
All’ interno della relazione genitore/figlio, è essenziale che il genitore trasmetta la sua stabilità emotiva genitoriale. Si intende la capacità di un genitore di gestire le proprie emozioni, di essere una presenza stabile e affidabile, coerente dei valori sportivi, per il proprio figlio atleta. Attraverso l’esempio genitoriale e il contenimento affettivo, i giovani atleti imparano a loro volta a regolare le proprie emozioni trasformandole in calma e resilienza sportiva.
Perché è fondamentale la stabilità emotiva genitoriale nello sport?
In prima istanza determina lo sviluppo emotivo del figlio atleta: i bambini apprendono per imitazione, la calma del genitore diventa la calma del proprio figlio in campo, attraverso la regolazione delle emozioni. Di contro l’urlo del genitore diventa l’urlo del proprio figlio in campo e nelle tribune.
La stabilità emotiva genitoriale sviluppa la sicurezza nel bambino: un genitore stabile, presente, coerente, crea un ambiente di sicurezza che permette al figlio di sviluppare fiducia e stabilità interiore. Gli permette di accogliere e validare le emozioni: è fondamentale riconoscere e dare un nome alle emozioni del bambino (es. –Capisco che ti senta triste. -Che ti senta deluso. -Che sia arrabbiato.) invece di minimizzarle (es. – Non piangere. – Non essere triste. – Non fare così).
Senza dimenticare che la stabilità emotiva genitoriale, influenza anche la gestione dei conflitti familiari: non sono i conflitti genitoriali, se gestiti in maniera consapevole, a traumatizzare il proprio figlio, ma è la tensione emotiva ripetuta e costante a cui viene esposto.
Quando il supporto centrale e attentivo del genitore verso il figlio atleta supera i confini e gli spazi mentali, trasformandosi in uno stile educativo eccessivo non più supportivo, ma limitante, cosa può determinare?
L’ Overparenting o genitorialità con attenzione eccessiva: lo stile educativo improntato sull’iperprotezione e sul controllo eccessivo dei genitori sulle attività dei figli, che cercano di risolvere ogni problema, di rimandare ogni frustrazione, interferendo nello sviluppo dell’autonomia sportiva del figlio atleta.
Nell’ambito di ricerca psicologica, i genitori che adottano uno stile educativo iperprotettivo, vengono identificati come “genitori elicottero” (helicopter parents-, Segrin C.,2020), proprio perché tendono a “sorvolare” continuamente sulle attività del proprio figlio.
Quali sono le conseguenze dell’overparenting sportivo?
Può determinare nel proprio figlio atleta ansia da sovraccarico mentale: l’atleta subisce la pressione mentale in campo, che può manifestarsi anche con sintomi fisici. Mancanza di autonomia decisionale a seguito di sviluppo dell’incompetenza: il figlio atleta percepisce di aver bisogno dell’approvazione dei genitori per muovere ogni singolo passo. Difficoltà nelle relazioni sportive: i figli atleti non instaurano spontaneamente e in autonomia la capacità di socializzare nel contesto sportivo, rimangono in attesa di approvazione del giudizio altrui. Assenza di sviluppo della capacità di resilienza e di problem- solving: al primo no ricevuto o di fronte alle sconfitte sportive, i figli atleti non riescono a gestire la frustrazione e non hanno la capacità di risoluzione e di superamento delle difficoltà.
Il risultato di ricerca di due studi che sono stati pubblicati insieme nella rivista “Couple and Family Psychology: Research and Practice” evidenzia che genitori definiti come perfezionisti e i genitori ansiosi hanno più probabilità di sviluppare un overparenting (Segrin C.- Università dell’Arizona, – 2020) in quanto interferiscono in aiuto del loro figlio, per assicurargli risultati perfetti, tentano di evitare qualsiasi pericolo, sostituendosi a lui. Un dato interessante è che siano maggiormente le madri ad assumere le caratteristiche del “genitore elicottero” in relazione anche al maggior tempo trascorso con i figli.
In ultima istanza, sulla base delle riflessioni aperte, si evidenziano dei suggerimenti finali:
Non si tratta di essere genitori perfetti, allo stesso modo, non inseguire l’ideale fuorviante di avere dei figli atleti perfetti nello sport.
Scegliere e impegnarsi a essere dei genitori stabili, coerenti nelle loro scelte e nei loro comportamenti, che sappiano assumersi la responsabilità di rappresentare un esempio per i propri figli, anteponendo al proprio ego e alle proprie aspettative, il benessere mentale dei figli atleti nello sport. Incoraggiare l’autonomia del figlio atleta, facendo un passo indietro, alimentando la fiducia relazionale.
Accompagnare nel percorso di crescita sportiva, senza sostituirsi ad esso. Sviluppare il processo decisionale, dando spazio alla scoperta delle capacità sportive del figlio. Permettergli di sbagliare e di far vivere gli errori come opportunità di miglioramento, incrementando la crescita creativa del figlio atleta nello sport.
Francesca Dessena – Psicologa dello Sport
Delegata Regionale FIPsiS Sardegna
crsardegna@fipsis.com




L’errore più comune è pretendere troppo dal figlio/a pensando che sia un fuoriclasse, limitando la sua libertà di essere e di sbagliare in tranquillità.
Ogni persona sotto giudizio tende a limitare le proprie azioni temendo il giudizio altrui, stessa cosa fa il ragazzo/a nel gioco del calcio.
Il genitore è un supporto neutro.
Nell’ insieme delle parti, le aspettative genitoriali sulla performance sportiva di un figlio atleta, devono essere misurate e gestite in relazione al tempo di crescita che ogni cambiamento sportivo richiede.