Il Quadrilatero Sportivo: Atleta-Genitore-Allenatore-Psicologo Sportivo

Le relazioni psico-sportive al centrocampo

di Francesca Dessena

Psychologue du sport

Délégué Régional FIPsiS Sardaigne

In una società moderna fortemente individualista, pur considerando l’autonomia e l’indipendenza come obiettivi principali per lo sviluppo della propria autorealizzazione, è necessario ripristinare un equilibrio nei contesti sportivi e riporre il focus principale sulle relazioni sportive.

In prima istanza la relazione tra atleta e genitore, ma estendiamo l’attenzione anche alle relazioni tra atleti, parents, allenatori e Psicologi dello Sport. Ogni figura nel proprio ruolo è un tassello sinergico relazionale.

Investire sul benessere sportivo di ogni singolo atleta, significa aprire le porte in campo al benessere psico-fisico di un’intera squadra. Coltivare il benessere di una o più squadre significa apportare relazioni sportive sane sull’intera comunità sportiva.

Il modello ecologico di Bronfenbrenner interpreta lo sviluppo relazionale del bambino come un sistema concentrico per cui ogni anello relazionale è inclusivo l’uno nell’altro: il microsistema rappresenta le relazioni familiari fondamentali e significative per lo sviluppo del bambino.

Nel mesosistema notiamo quanto incidano in maniera positiva o negativa anche le relazioni tra microsistemi, quindi non solo quella tra atleti e genitori, ma anche la relazione tra atleti, famiglia e la società sportiva, in primis con gli allenatori.

Questi microsistemi relazionali (atleti, famiglia, società sportiva, entraîneurs) possono sussistere sinergicamente collaborando tra loro, oppure confrontarsi in termini conflittuali, o essere anche indipendenti tra loro alimentando la distanza relazionale.

Il macrosistema (Bronfenbrenner U., 1979) è rappresentato dalla cultura in cui il bambino cresce.

Nello sport è fondamentale diffondere una corretta cultura sportiva, in primo luogo evidenziando come l’intervento dello Psicologo Sportivo non verte esclusivamente nel diagnosticare disturbi, ma svolge anche un ruolo di supporto, di osservazione e di intervento psico- sportivo che se già richiesto nella fase iniziale di insorgenza, potrebbe essere cruciale per il benessere mentale dell’atleta, affinché un sintomo resti primordiale e non si cronicizzi nel tempo.

Il mio ruolo da Psicologa Sportiva nei contesti sportivi mi ha portato ad osservare e individuare come lo sport venga vissuto sempre più frequentemente, in maniera frenetica e ossessiva, non solo dagli atleti ma anche dal contesto sportivo di appartenenza, spesso orientato esclusivamente alla performance e al risultato immediato individuale, sottovalutando la costanza e la disciplina sportiva, la motivazione intrinseca e il lavoro di squadra.

Se l’atleta non percepisce nell’immediato un appagamento sportivo esterno e un’impennata di dopamina, definita l’ormone della gratificazione, si notano insicurezza, un senso di inadeguatezza inspiegabile, non riesce più ad ascoltare i segnali di allarme del proprio corpo a seguito di sovraccarico mentale e fisico, fino a manifestare ansia, attacchi di panico, depressione e dissoluzione dei valori sportivi cardini.

Per spiegare la fragilità e l’incertezza delle relazioni sportive nella società odierna, si evidenzia il concetto di modernità liquida (Bauman Z., 2011): esprime l’assenza di basi relazionali solide, in cui tutto si dissolve in maniera talmente veloce da essere definita metaforicamente una comunità liquefatta, caratterizzata da deboli punti di riferimento sociali. Esprime l’impossibilità di trasformare le scelte individuali in azioni e progetti collettivi, alimentando la solitudine.

Gli atleti bambini e adolescenti che crescono in ambito sportivo avvolti da un continuo cambiamento relazionale sportivo, che non riconoscono delle figure sportive stabili e coerenti non solo in termini di presenza ripetuta ma anche di solidità emotiva, non riescono a sviluppare un loro Sé coeso.

Si alimenta la vulnerabilità e l’incertezza in campo, l’appagamento sportivo immediato e transitorio. Il meccanismo di ricompensa cerebrale, spinge a ricercare da subito il riscontro positivo, anteponendosi alla maturazione sportiva.

L’ambiente in cui siamo nati e ancor di più l’ambiente in cui siamo cresciuti influenza lo sviluppo della nostra identità su più livelli. Sapere che siamo tutti fortemente interconnessi, permette di intervenire in modo articolato su più livelli e aiuta a comprendere quanto le relazioni equilibrate possano diventare una forma potente di aggregazione sportiva e di sano appagamento psico-fisico.

Per favorire tali relazioni sportive è importante intervenire con programmi specifici di confronto aperto e positivo che alimentino e diffondano percorsi specifici di cooperazione e collaborazione tra atleti, parents, allenatori e psicologi dello sport.

Conclusione: investire sul proprio benessere mentale, è il più grande investimento di vita che un atleta possa scegliere per sé, che si espande sull’intera comunità sportiva.

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