Calcio femminile: suggerimenti per genitori e istruttori

della Dott.ssa ISABELLA GASPERINI

Il calcio femminile sta diventando una realtà sportiva sempre più diffusa, carica di componenti emotive significative che sanno di emancipazione femminile, di superamento di schemi culturali troppo rigidi, incarnando in tal modo una parte vitale e costruttiva dello sport, che irrompe argini e trasforma il calcio in uno spazio vitale e creativo che si libera da qualsiasi distinzione di genere.

Tante bambine e adolescenti ogni anno decidono di praticare il calcio e inevitabilmente il primo impatto con questo sport le conduce a scontrarsi ancora con genitori titubanti e coetanei che si sorprendono delle loro scelte. Proprio qualche giorno fa una delle calciatrici che seguo mi ha raccontato che a scuola, durante la ricreazione (frequenta la seconda media), un compagno di classe le ha detto con tono ironico: “mi hanno detto che sei il portiere di una squadra di calcio femminile, non mi dire che è vero…”, lei con tono tranquillo le ha risposto: “si è vero, e adesso torna in classe e scrivi sul diario che a calcio giocano anche le femmine, cosi quando leggi i compiti te lo ricordi”. Carol, la ragazza in questione, è l’esempio di tante ragazze come lei che praticano questo sport con belligerante dignità ed un impegno impeccabile, verso cui noi psicologi dello sport, parents, istruttori dobbiamo manifestare solidarietà e sostegno, un atteggiamento contenitivo, esortante e di estrema stima.

Le giovani calciatrici sono battagliere e ostinate

Le bambine e le ragazze che praticano il calcio hanno un denominatore comune che le rende battagliere e tenaci. E per realizzare appieno il sostegno di cui hanno bisogno, noi adulti dobbiamo conoscere le loro attitudini caratteriali e i loro bisogni. Al fine di trovare le coordinate emotive per realizzare questo intento e ispirata da una ricerca spagnola (2019), ho compiuto una ricerca su 130 calciatrici adolescenti (2024) per cercare di focalizzare un identikit della giovane calciatrice che potesse consentire a noi adulti di sostenerle orientandoci nel modo esatto. Ciò che ne è emerso descrive chiaramente come le ragazze del campione incarnassero l’archetipo dell’amazzone di cui parla Carl Jung (2011). Gli archetipi sono delle idee preconcette insite in ognuno di noi, che ci orientano nel nostro modo di essere e ci ispirano su come comportarci nelle circostanze della vita. Ogni persona, in base a ciò che è, incarna un archetipo o più di uno. L’archetipo del guerriero-amazzone si rivela nelle persone determinate, coraggiose, caparbie, disciplinate, leali, desiderose con le loro azioni di cambiare il mondo, per il loro bene e per quello degli altri. Basta sentire parlare delle proprie allieve i loro istruttori/istruttrici per avere conferma di ciò: le mie allieve sono instancabili, si allenano anche se non stanno del tutto in forma, si impegnano in partita anche se stanno perdendo tanto a poco”; “le bambine in allenamento sembrano sfidare se stesse e i propri limiti continuamente, per questo migliorano velocemente”.

Conoscere le loro vulnerabilità per sostenerle efficacemente

Ma per sostenerle adeguatamente bisogna riflettere sugli aspetti della loro personalità più vulnerabili. Sia la ricerca spagnola che la ricerca da me compiuta li identificano in un vissuto conflittuale tra ciò che riconoscono di essere e il timore di non essere apprezzate per questo. Un dissidio che subiscono, perchè non lo riconoscono e che le rende ipercritiche verso se stesse, e le espone a una tensione che le turba. Questo vissuto incide sulle relazioni intraprese con le compagne di squadra e con l’istruttore/istruttrice, verso cui spesso mostrano una certa reattività e insofferenza. Il conflitto interiore a cui non accedono interferisce sul loro stato d’animo, depotenziando la possibilità di realizzare al meglio le proprie abilità mentali. Questo vissuto rende le giovani calciatrici vulnerabili anche verso i genitori, con cui manifestano un atteggiamento di stizza nel caso commentino la loro performance, il loro atteggiamento in campo. Spesso le bambine e le ragazze subiscono da parte dei genitori un’inespressa titubanza nei confronti della scelta di praticare il calcio piuttosto che uno sport esercitato con più probabilità dal genere femminile, come la danza, la ginnastica. A questo punto quali potrebbero essere le indicazioni utili ai genitori per sostenere in maniera positiva le proprie figlie?

Suggerimenti per i genitori

Sicuramente i genitori delle giovani calciatrici dovrebbero evitare di contraddirsi rispetto a cosa pensano delle loro figlie, rispetto alle loro scelte e alle loro performance. Questo per evitare che alle figlie giunga un messaggio incongruente tra ciò che sentono dire da mamma e papà e ciò che essi pensano veramente, e che si manifesta attraverso il linguaggio non verbale. Tutto ciò è spiegato da Gregory Bateson (1973) quando si riferisce al concetto di doppio legame, ovvero al verificarsi tra due persone legate emotivamente di una comunicazione in cui vengono dati contemporaneamente messaggi incoerenti tra loro. Quando una figlia che gioca calcio subisce questo atteggiamento da parte dei genitori non è in grado di uscirne fuori e si chiude in se stessa, subendo la contraddizione che un messaggio del genere suscita in lei senza poter fare nulla. In tal modo, il genitore anziché comportarsi da elemento accudente si trasforma in elemento problematico e potenzialmente patologico. Anche se si rischia di deludere la figlia con la propria opinione, dirle ciò che si pensa veramente è sempre meglio che appesantirla con affermazioni incongruenti che possono farle davvero male. È quindi importante non smettere mai di incoraggiare le giovani atlete ad essere se stesse, di sentirsi libere di fare le loro scelte ed di accettare l’errore se capita loro di sbagliare, insegnandole a vivere la sconfitta non come un evento deludente, ma come un’opportunità di crescita. Come afferma Bowlby (1969) nella sua teoria dell’attaccamento, i genitori sono efficaci se non smettono mai di essere per i figli una base sicura da cui allontanarsi per esplorare il mondo e a cui tornare per trovare un punto di riferimento rassicurante, nonostante opinioni diverse, scelte diverse. Per realizzare appieno questo ruolo mamme e papà dovrebbero rassicurare le ragazze a sperimentare la loro intraprendenza senza giudicare il loro operato con troppa facilità, iniziando loro stessi ad evitare di giudicarle.

Suggerimenti per gli istruttori/istruttrici

Spesso le difficoltà relazionali tra istruttore/istruttrice e ragazze sono dovute alla trascuratezza, da parte loro, dell’aspetto umano ed empatico di cui le calciatrici hanno molto bisogno. È più facile che ciò succeda ai coach che provengono dal calcio maschile e che si limitano a riportare nel femminile le stesse modalità comunicative e lo stesso modo di elogiare e rimproverare gli atleti maschi. Ogni tecnico che allena nel calcio femminile dovrebbe riconoscerne le peculiarità e adeguarsi a un contesto diverso. Il dettaglio più importante che un istruttore/istruttrice dovrebbe curare in questo caso è quello di essere semplicemente se stesso, perché la cosa più significativa che rende carismatico un allenatore agli occhi delle calciatrici è il suo modo di essere vero e sincero.

Bibliografia

Bateson G., Steps to an Ecology of Mind, HarperCollins Distribution Services, 1973

Bowlby J., Una base sicura, Cortina Ed., 1996

Gasperini I., Calciatrici a testa alta. Tutto quello che c’è da sapere sul calcio femminile e sul belligerante talento delle sue protagoniste, Self Publishing Amazon, Roma, 2024

Jung C.G., L’analisi dei sogni-Gli archetipi dell’inconscio-La sincronicità. Ediz. integrale, Boringhieri, Torino, 2011Olmedilla A., Ruiz-Barquin, Ponseti F.J., F. Rebels Parazon, A. Garcua Mas, Competitive Psychological Disposition and Perception of Performance in Young Female Soccer Players, Front Psychol., Peut 22:10:1168, 2019

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