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Entre le banc et la tribune: la force de la synergie
della Dott.ssa MARTINA MARCHIONNI
Nel calcio giovanile si parla spesso di tecnica, tattica e risultati, tralasciando quella “relazione invisibile” che accompagna ogni giovane atleta nel suo percorso sportivo e che spesso determina il vero clima dentro e fuori dal campo: il rapporto tra allenatori e genitori.
Quando questi due elementi riescono a lavorare in sintonia, il giovane calciatore cresce non solo tecnicamente, ma soprattutto come persona. Quando invece manca il dialogo, il rischio è che il calcio perda il suo valore educativo.
La “sinergia” tra panchina e tribuna nasce dalla capacità di condividere obiettivi, linguaggi e responsabilità, di comprendere i rispettivi ruoli, di educare oltre il risultato e di sostenere senza sostituirsi.
Il ruolo dell’allenatore
Dobbiamo sempre tenere in considerazione che per un bambino, o un adolescente, l’allenatore rappresenta non solo una guida tecnica ma anche una figura educativa, un punto di riferimento, una persona di cui fidarsi e a cui affidarsi, qualcuno che insegna disciplina, rispetto, collaborazione e gestione delle emozioni. L’allenatore per questi motivi ha una molteplicità di compiti, tra i quali ha anche un compito molto difficile: scegliere. Il mister si trova, in allenamento ed in partita, a dover fare una scelta per una convocazione, una sostituzione, un cambio di ruolo.
Questa viene determinata da una motivazione che va oltre il risultato della partita della domenica.Ogni decisione dell’allenatore deve essere motivata dal voler proteggere, aiutare a crescere, insegnare il valore dell’attesa e responsabilizzare ogni ragazzo. È fondamentale che queste motivazioni, i valori, la metodologia e l’approccio alla crescita dei ragazzi siano condivisi dalle figure che rivestono un ruolo determinante per i nostri ragazzi: il mister ed i genitori. Nel momento in cui c’è condivisione e collaborazione si crea un clima sereno che permette una crescita sana prima del ragazzo e poi del giocatore.

L’impatto della tribuna
Dobbiamo tenere in considerazione che i ragazzi, anche se stanno giocando, percepiscono tutto ciò che accade fuori dal campo: incoraggiamenti, tensioni tra staff e genitori, le critiche dopo un errore, i confronti con i compagni. Anche quando non rispondono apertamente, i giovani atleti interiorizzano emozioni e pressioni. Per questo motivo il sostegno e l’energia che arriva dalla tribuna ed il comportamento dei genitori può fare la differenza.
È fondamentale che il genitore trasmetta sicurezza, ascoltando ed aiutando il figlio a vivere serenamente successi e difficoltà. Se il giovane giocatore è sereno riesce ad esprimersi liberamente, prova la giocata, accetta l’errore, sperimenta e migliora. Al contrario, pressioni eccessive e critiche continue rischiano di portare un forte stato di ansia ed il ragazzo tende a bloccarsi, a giocare con la paura di sbagliare e vivere ogni partita come un esame.
Una panchina che valorizza tutti i ragazzi costruisce appartenenza e favorisce l’autostima, una panchina che umilia crea insicurezza. Una tribuna equilibrata che applaude l’impegno, anche dopo un errore, insegna molto più di qualsiasi discorso motivazionale ed educa al rispetto; una tribuna aggressiva genera tensione e paura.
La gestione delle emozioni degli adulti
Sia per gli allenatori che per i genitori è molto difficile trovare un equilibrio, in quanto anche loro vivono emozioni intense, fanno sacrifici quotidiani, trasferte, allenamenti, attese sotto la pioggia, entusiasmo, delusioni e sogni condivisi. Tuttavia, proprio questo coinvolgimento emotivo può portare, inconsapevolmente, a comportamenti controproducenti.
Avere questa consapevolezza permette di poter lavorare per imparare a gestire i nostri vissuti emotivi in modo che non impattino negativamente sui nostri ragazzi.Gli adulti rappresentano un modello educativo per i giovani calciatori, che imparano osservando, vedendo come si reagisce a una sconfitta, come si parla all’arbitro, come si rispettano compagni e avversari, come si vive il gruppo.

Costruire un ambiente condiviso
È proprio una comunicazione serena tra società e famiglie che riduce incomprensioni e crea un ambiente positivo, dove il ragazzo può sviluppare fiducia, autonomia e spirito di squadra. Creare momenti di confronto chiari con le famiglie permette di definire fin dall’inizio: obiettivi educativi, regole comportamentali, valori condivisi, modalità di comunicazione.
La sinergia tra panchina e tribuna non significa assenza di confronti o opinioni differenti, significa ricordare che al centro del percorso deve esserci sempre il benessere del ragazzo. Tale sinergia non elimina le difficoltà, ma crea le condizioni migliori per affrontarle insieme. Questo può avvenire nel momento in cui allenatore e famiglia smettono di percepirsi come “mondi separati” e iniziano a collaborare.
Quando allenatori e genitori collaborano, il giovane atleta si sente sostenuto, cresce con maggiore serenità, sviluppa fiducia in sé stesso, affronta meglio errori e difficoltà e vive il calcio come esperienza positiva.
Perché alla fine, il ricordo più importante che un ragazzo porterà con sé non sarà soltanto una vittoria o un trofeo, mail modo in cui si è sentito durante il suo percorso. Ed è proprio tra la panchina e la tribuna che quel ricordo prende forma ogni giorno.



