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Tutela Minori nello Sport: una Responsabilità di tutti gli Adulti
di ELISA MAGGI
Psicoterapeuta e psicologa dello sport

Il campo, la pista, il centro sportivo sono per i giovani atleti dei laboratori di vita, luoghi in cui sperimentano gioie, insuccessi, fatiche e la relazione con l’autorità. In questo ambito, la tutela dei minori (Child Safeguarding) costituisce una responsabilità etica, legale e psicologica che interessa ogni adulto coinvolto.

Oltre la sicurezza fisica: il benessere psicologico
Spesso, quando sentiamo parlare di tutela, pensiamo subito alla prevenzione di abusi gravi. Tuttavia, sul campo di gioco possiamo accorgerci facilmente che la tutela passa soprattutto attraverso il clima motivazionale. Proteggere un minore significa garantirgli il diritto all’errore. Un ambiente che umilia chi sbaglia un rigore o che carica di aspettative irrealistiche un adolescente, lo sta esponendo a un rischio psicologico. La tutela è il mantenimento di un confine sano tra l’aspettativa dell’adulto e il bisogno del bambino.
Il Safeguarding Officer: una nuova sentinella
Una delle novità più significative nel panorama sportivo attuale è l’introduzione obbligatoria del Safeguarding Officer (Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni). Questa figura non è un “poliziotto”, ma un punto di riferimento strategico per la società sportiva e i genitori: colui che opportunamente formato, aiuta a mantenere quel confine sano. Ha il doppio compito di: prevenire, cioè vigilare affinché i protocolli di sicurezza siano rispettati, promuovendo una cultura dell’inclusione e del rispetto; e gestire, quindi accogliere eventuali segnalazioni di disagio, garantendo riservatezza e attivando le procedure corrette per proteggere il minore. Per genitori e mister, sapere chi è il Safeguarding Officer della propria società significa avere un riferimento non solo per denunciare, ma anche per consultarsi su dinamiche relazionali che sembrano sfuggire al controllo.
Dare un nome ai rischi: non solo violenza fisica
La violenza è un concetto complesso, le modalità in cui si manifesta possono essere visibili o insidiose, a volte difficili da percepire o riconoscere come tali, sia da parte dell’individuo che la mette in atto, sia da parte di chi la subisce. L’impatto dei comportamenti violenti sui minori, in particolare, non dipende solo dalla forma che il comportamento assume, ma da una serie di fattori contestuali e personali che possono aggravarne le conseguenze e influenzarne il benessere mentale presente e futuro (Change The Game, Against Abuse in Sport).
Per tutelare i giovani atleti, dobbiamo quindi sapere da cosa dobbiamo proteggerli.
Le direttive attuali parlano chiaro e identificano diverse forme di abuso che possono inquinare l’esperienza sportiva:
- Violenza psicologica: Forse la più insidiosa, e proprio per questo molto diffusa. Fatta di aggressioni verbali – come critiche feroci, umiliazioni, urla, minacce, denigrazioni, isolamento o uso punitivo del silenzio, ma anche di aspettative irrealistiche proiettate sul minore, minacce verbali in relazione alla performance, mancanza di elogi per sforzi e impegno.
- Negligenza: Sono i casi in cui si trascurano i bisogni fondamentali (fisici o emotivi) del giovane, con cure mediche e supervisione inadeguate, condizioni non sicure ed equipaggiamento non idoneo.
- Abuso di potere e molestie: Ogni comportamento che sfrutta la posizione di superiorità dell’adulto per scopi impropri, anche sessuali.
- Discriminazione: Legata al genere, all’orientamento, alla religione e all’etnia.
- Violenza fisica: Si manifesta con colpi, calci, scossoni, spinte, morsi e qualsiasi altro metodo per causare danni fisici (CPSU, 2021). Include anche ogni situazione in cui il coach o il suo staff incoraggiano l’uso di droghe o farmaci per elevare la performance, oppure episodi nei quali gli atleti sono forzati a competere anche se infortunati.
- Bullismo: comportamento aggressivo, intenzionale e ripetuto nel tempo, esercitato da una o più persone (bulli) su una vittima percepita come vulnerabile o più debole, mirando a isolarla e sminuirla.
Ruoli a confronto: Mister e Genitori
Il Mister: È un mentore e un educatore. Tutelare i bambini e i ragazzi significa utilizzare un linguaggio rispettoso, creare e mantenere un clima sereno, monitorare lo spogliatoio e intercettare i segnali di disagio silenzioso. La formazione da avere in ambito di tutela minori nello sport è ormai diventata un obbligo morale. Spetta all’allenatore impegnarsi a rispettare e a far rispettare – con il supporto della struttura di appartenenza – i codici di condotta e tutte le procedure in materia di tutela delle persone di minore età.
I Genitori: Spetta loro il compito di restare “fuori dalla rete”. La tutela si esprime nel lasciare che lo sport resti un gioco. Quando l’attività sportiva diventa una fonte di stress familiare o una pretesa con aspettative eccessive e irrealistiche, il benessere del giovane atleta crolla.
3 Segnali da non sottovalutare
Come psicoterapeuta, suggerisco spesso a genitori e allenatori di prestare attenzione a questi mutamenti repentini:
- Ritiro sociale o calo del rendimento: il ragazzo che prima era entusiasta inizia ad inventare scuse per non allenarsi o appare insolitamente spento e isolato dal gruppo.
- Cambiamenti improvvisi: sbalzi d’umore e ansia da prestazione, o reazioni emotive sproporzionate a un errore in campo o eccessiva irritabilità prima delle partite.
- Aumento dei sintomi psicosomatici: mal di pancia, mal di testa, nausea che ricorrono sempre più spesso prima o durante allenamenti e partite.
Conclusioni: Le parole possono ferire più di un fallo cattivo
La tutela dei minori è una responsabilità collettiva. Non può esserci protezione senza alleanza tra società, tecnici e famiglie e si realizza attraverso tre aspetti fondamentali: la formazione, al giorno d’oggi conoscere le linee guida in materiale è fondamentale; la comunicazione, segnalare tempestivamente comportamenti inappropriati, aiuta nella maggior parte dei casi a far in modo che la situazione non peggiori; l’ascolto, mettendo al centro la voce dei ragazzi, spesso sono loro a dirci di cosa hanno bisogno, se solo siamo disposti ad ascoltarli e osservare.
Per saperne di più
- Dipartimento per lo Sport www.sport.governo.it
- FIGC-tutela minori
- Change the Game, Against Abuse in Sport



